Copio dunque sono

Recensione
Data pubblicazione: 
Marzo 2009
Copertina del libro Copio dunque sono
Titolo: 

Copio dunque sono

Autore del libro: 
Ernesto Assante
Indicazioni bibliografiche: 

Ilmiolibro.it, 2009

"Il secolo del disco è finito", recita il sottotitolo, anticipando l'argomento dei primi capitoli. Dopo una breve introduzione, l'autore ripercorre infatti l'evoluzione degli strumenti per la registrazione e il riascolto della musica, dai primi fonografi all'iPod, evidenziando la perdita di valore e di sacralità dei supporti, il passaggio del dominio della copia nelle mani dell'utente e le profonde modifiche avvenute nei comportamenti di fruizione.
 
È stato con la comparsa sul mercato della musicassetta che il dominio della copia è passato dalle mani delle case discografiche a quelle dell'utente: con le musicassette vergini disponibili a buon mercato il normale consumatore ha acquisito la possibilità anzitutto di registrare la musica, dal vivo o copiando da altri supporti, potendo inoltre personalizzare le copie, selezionando brani di autori e album diversi.
A partire dall'introduzione della musicassetta, inoltre, è cominciata la progressiva perdita di coincidenza tra supporto e contenuto, diventata praticamente totale con l'arrivo dei cd, in grado di contenere non soltanto tracce audio ma anche video, immagini, testi e altro e assolutamente intercambiabili con altri supporti (schede di memoria, pc, lettori portatili...). In completa rottura con il disco in vinile, oggetto "sacro" di per sé, i nuovi supporti per contenere la musica ormai smaterializzata, frammentata in bit e compressa in file mp3, sono completamente desacralizzati; il cd è un supporto come un altro per un contenuto come un altro. Con la digitalizzazione della musica è scomparsa inoltre la differenza tra cd "originale" e "copia" masterizzata dall'utente, in tutto e per tutto identica persino alle registrazioni fatte in sala dagli artisti.
A tutto questo si aggiunge il fatto che la musica, spesso usata come "killer application" per vendere altro, ormai è una "informe melassa sonora", " 'un bagno amniotico' che svilisce la musica e ci perseguita negli aeroporti, nei bar e nei ristoranti, negli ascensori" 1, pervadendo qualsiasi luogo pubblico (oltre che quelli privati). Gratuita, desacralizzata e smaterializzata, la musica ha perso il suo valore di opera d'arte per assomigliare sempre di più alla "musica d'arredamento" di Satie; e in più passaggi è esplicita l'accusa a un sistema in cui la qualità musicale del prodotto è sempre più trascurata in favore della costruzione di modelli prettamente estetici e di consumo - di valore discutibile - del genere delle boy band.
 
Se questo è il panorama attuale, è comprensibile come gli utenti - specie i più giovani - vivano come un comportamento del tutto normale e innocente il download gratuito o lo scambio di musica. Copiare musica oggi "significa in qualche modo affermare la propria esistenza, definire la propria identità": copio, dunque sono. E, una volta pronte le proprie playlist adatte alle diverse situazioni, è naturale ascoltare "tutta la mia musica, dove voglio e quando voglio": "I am, so iPod".
 
In tutto questo l'industria della musica appare disorientata dalla rapida diffusione dei nuovi comportamenti del consumatore, di cui è "vittima" dal punto di vista commerciale, e sembra aver finora reagito in maniera poco brillante, alternando fasi di chiusura ostinata a tentativi di ripensamenti talvolta maldestri delle modalità di distribuzione. Assante chiude quindi il proprio libro con la proposta di reintrodurre il vinile, rendendo la musica nuovamente disponibile anche su questo supporto (dotato, lui sì, di dignità propria), oltre che in formato mp3 e su cd. Perchè, in un futuro di "musica distribuita ovunque attraverso mezzi diversi", da prendere e copiare su un qualunque dispositivo tecnologico in grado di contenerla, "il cd ha già perso la sua centralità. Ma non la perderà la musica registrata, che continuerà a contenere molti dei nostri sogni, dei nostri fantasmi, dei nostri desideri".
 
1 U. Eco, cit. in C. Moretti, Il mondo inquinato dalla musica, su Repubblica.it, 26 giugno 2009, www.repubblica.it/2009/06/sezioni/spettacoli_e_cultura/musica-ovunque/musica-ovunque/musica-ovunque.html?ref=hpspr1