Contro il target (quello cattivo)

intervista a Remo Bassetti a cura di Elena Di Federico

Tipologia: 
Intervista/Reportage
Data pubblicazione: 
Gennaio 2010

Il target come un male da cui guardarsi? Sì, anzi, forse. In un'intervista a fizz Remo Bassetti, autore di Contro il target, spiega la differenza tra target “buono” e target “cattivo” e offre spunti interessanti agli operatori culturali. Ai quali consiglia anche di contaminarsi e di credere in quello che fanno.

Nel suo libro si dice che il male del targeting è ormai diffuso in tutti i settori, non più solo quello commerciale ma anche, tra gli altri, quello culturale. Questo potrebbe gettare nello sconforto chi si occupa di marketing culturale e di audience development in musei e istituzioni culturali, utilizzando il targeting, inteso nel suo senso più “innocente”, per attirare nuovi pubblici. Un aiutino per sollevare il morale ai lettori di Fizz (anch'essi un target piuttosto ben definito...)?

 
Vorrei anzitutto fare una precisazione. Quando parlo di “target” non intendo semplicemente il fatto di “rivolgersi a un gruppo”: intendo il rivolgersi a un gruppo secondo le aspettative di quel gruppo, che è ben diverso. Se io seleziono, cioè mi rivolgo per esempio ai ragazzi tra 18 e 30 anni e cerco di insegnare, di spiegare, di avvicinarli a qualcosa di diverso usando però quello che piace loro, li interessa, sto agendo bene. Se invece dico: “loro si aspettano che il museo sia un posto dove ci si diverte, si beve, eccetera” e offro proprio questo, come nei parchi a tema, allora sto agendo per target. Una cosa è agire per selezione di gruppi e una cosa diversa è agire per target.
Lo scrittore Yehoshua mi disse una volta che, quando scriveva, si immaginava di rivolgersi a 7-8 persone e di scrivere per piacere proprio a loro; ma quella è un'altra cosa, uno si aspetta di piacere ad alcune persone e attraverso quelle di piacere agli altri, perché vi si rispecchia.
Penso a questo stesso sito, Fizz: se le persone che se ne occupano credono in questo sito, divulgano dei contenuti, pensano di entrare in sintonia con quelli che possono apprezzare tali contenuti, quello non è agire per target, ma è procedere per affinità, estendere la conoscenza, essere persuasivi e far circolare cultura. Se invece chi dirige Fizz dicesse: “prima di fare questo sito vediamo cosa interessa alla gente... chi se ne frega di Celestini! La gente vuole sentire i presentatori di Striscia la notizia, intervistiamo loro!”... ecco, quello sarebbe agire per target.
 
Lusingati, ma faremo finta di niente. Torniamo al settore culturale...

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