Come misurare la democratizzazione? Proposta di carattere interpretativo

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Tipologia: 
Articolo
Data pubblicazione: 
Febbraio 2002
Sylvie Octobre

La polisemia del termine "democratizzazione", al quale i pubblici poteri hanno ricorso da più di quarant'anni per fondare lo loro azioni verso la domanda culturale, ostacola il dibattito sull'evoluzione dei consumi culturali e del pubblico della cultura così come la valutazione rigorosa delle azioni condotte in direzione dei pubblici.
I discorsi che trattano il tema della democratizzazione nascondono almeno tre tipi di confusione:
 

  • una confusione tra obiettivi relativi all'offerta culturale (di strutture, di spettacoli, di prodotti...) e obiettivi riguardanti la questione dei pubblici, legata in larga parte all'ambiguità del termine "accesso". Il progetto di "rendere la cultura accessibile" può in effetti essere inteso nel senso minimale di una accessibilità di ordine materiale ma anche in un'accezione più ambiziosa di accessibilità di ordine sociale, o meglio psico-sociale. La prima bada a distribuire equamente le istituzioni sul territorio, a favorire l'accessibilità fisica per le persone handicappate e a mantenere delle tariffe "ragionevoli". La seconda agisce sulle condizioni stesse della produzione del "desiderio" di cultura e si lega alle cause della sua iniqua distribuzione;
  • una confusione tra obiettivi che si traducono in termini di aumento del volume di frequentazione (o di consumi) e obiettivi miranti a modificare la struttura sociale dei pubblici interessati. Dalla sua nascita, l'autorità pubblica ha in effetti affermato la sua volontà di attirare quelle categorie di popolazione che risultano essere spontaneamente le meno attratte dall'arte e di mettere in cantiere politiche specifiche in direzione degli ambienti operai, rurali, sfavoriti, ecc. senza che tali azioni portino necessariamente ad un aumento del volume globale di frequentazioni, anche qualora si rivelassero efficaci;
  • una confusione tra obiettivi puramente quantitativi (aumentare la fruizione, ecc.) e obiettivi di natura più qualitativa. In effetti, sono numerosi coloro che ci tengono a ricordare che l'azione culturale mira meno all'aumento del numero delle entrate quanto a favorire l'appropriazione della cultura attraverso una migliore informazione ed una migliore frequentazione delle opere o delle istituzioni per mezzo di una politica di "fidelizzazione".

 

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