Periferie, cultura e inclusione sociale

Recensione
Data pubblicazione: 
Febbraio 2010
Periferie, cultura e inclusione sociale
Titolo: 

Periferie, cultura e inclusione sociale

Autore del libro: 
Simona Bodo, Cristina Da Milano, Silvia Mascheroni (a cura di)
Indicazioni bibliografiche: 

Fondazione Cariplo, Quaderni dell’Osservatorio n. 1, Milano 2009

L’indagine si è basata sull’assunzione di un concetto allargato di periferia, intesa non solo in senso strettamente geografico/territoriale, ma anche come condizione di marginalità ed esclusione dalla vita culturale e più un generale dalle norme sociali e culturali dominanti. Inoltre, il campo di indagine è stato ristretto all’analisi di progetti realizzati da attori istituzionali specifici, quali i musei, i teatri e le biblioteche, sia perché per poter ideare, sperimentare e valutare interventi che possano rispondere più efficacemente ad alcuni problemi della collettività è fondamentale il coinvolgimento di referenti istituzionali, sia perché l’assunzione di politiche culturali inclusive quali “prassi ordinaria” da parte di istituzioni radicate nel territorio rappresenta un fattore chiave di sostenibilità, continuità, capillarità degli interventi.
Dopo aver presentato una panoramica e un’analisi critica dei modelli di policy adottati nei diversi Paesi europei negli ultimi cinquant’anni nel settore delle politiche culturali – sviluppo dell’accesso, sviluppo socio-economico e inclusione culturale – e aver sottolineato il ruolo fondamentale e la complessità della valutazione in questo particolare settore, la ricerca si è concentrata sull’individuazione di un repertorio di esperienze entro il quale selezionare – in ambito lombardo, nazionale ed europeo – quelle paradigmatiche.
I criteri di selezione adottati per la scelta dei nove casi di studio sono stati: la promozione di azioni che rispondessero a bisogni reali rilevati; l’adozione di strategie coerenti ed efficaci rispetto alle finalità e agli obiettivi; la messa in atto di una progettazione partecipata con i destinatari; l’attivazione di sinergie interistituzionali (partenariato di progetto e di attuazione); la formazione degli operatori. Inoltre, sono state privilegiate quelle esperienze in cui emerge chiaramente un’attenzione specifica nei confronti delle abilità acquisite dai destinatari; dell’impiego di modalità e strumenti innovativi; della predisposizione di una documentazione consultabile; dell’impiego di modalità e strumenti per il monitoraggio, l’azione di verifica e di valutazione; dell’attenzione alla comunicazione e alla diffusione; della capacità generativa dei progetti stessi.
Dal momento che – in assenza di organiche azioni di impulso e di analisi e mappatura dell’esistente – le esperienze avviate con successo in Lombardia e in altre parti dell’Italia, invece di essere messe in circolazione e valutate nel loro effettivo impatto, rischiano di rimanere episodi isolati, la ricerca si conclude con una serie di raccomandazioni rivolte alla Fondazione Cariplo che – nella logica di sussidiarietà che le è propria – può favorire proficue relazioni e sinergie tra gli attori e i contesti di riferimento, mettendo a punto strategie innovative per ideare, incentivare, sperimentare, monitorare e valutare lo sviluppo di politiche culturali in funzione preventiva del disagio e dell’esclusione.
È importante sottolineare come alla fine del 2009 sia avvenuta la pubblicazione di un bando di gara congiunto da parte di Fondazione Cariplo e Fondazione Vodafone dal titolo “Favorire la coesione e l’inclusione sociale mediante le biblioteche di pubblica lettura”, nel quale sono state assunte le raccomandazioni principali indicate nella ricerca.