Elena Di Federico lavora come ricercatrice presso la Fondazione Fitzcarraldo. Si occupa di mobilità internazionale degli artisti in UE e nel Mediterraneo, di audience development nei musei e di tematiche legate all'intercultura.
e-mail: elena.difederico@fitzcarraldo.it
Fizz è stato “duepuntozero” prima del 2.0: da sempre ha fatto proprio il concetto di “interazione” traducendolo nella possibilità di contattare la Redazione e proporre contenuti da pubblicare. È diventato nel tempo un punto di riferimento per gli operatori del settore e ha visto nascere quasi naturalmente una sua “community” informale, come dimostra il numero sempre crescente di iscritti alla newsletter e il successo della recente indagine “Dicci chi sei”, a cui un buon numero di lettori ha risposto spontaneamente fornendo informazioni e suggerimenti preziosi.
Fedele alla sua identità, fizz oggi si rinnova senza mettersi in competizione con il tanto usato (e abusato) social network; non cerca la sovrabbondanza di contenuti e l'overload comunicativo, preferendo aggiornamenti periodici contestualizzati e contributi meditati a cinguettii accattivanti ma effimeri (e alla lunga poco fruttuosi).
Il target come un male da cui guardarsi? Sì, anzi, forse. In un'intervista a fizz Remo Bassetti, autore di Contro il target, spiega la differenza tra target “buono” e target “cattivo” e offre spunti interessanti agli operatori culturali. Ai quali consiglia anche di contaminarsi e di credere in quello che fanno.
Il testo, presentato per la prima volta al pubblico italiano nel corso di ArtLab09, è stato coordinato da Judith Staines, esperta di tematiche legate alla mobilità internazionale di artisti e operatori culturali.
Quando si affronta il tema della mobilità internazionale di artisti e operatori nell'ambito dell'Unione Europea uno dei principali testi di riferimento è "Study on impediments to mobility in the EU live performance sector and on possible solutions", curato da Richard Polacek e pubblicato nel 2007 da Pearle*.
L'implementazione di servizi bibliotecari non può prescindere dall'analisi della fisionomia e dei bisogni della comunità destinataria: una "comunità", nella maggior parte dei casi, strutturalmente modificata dai flussi migratori e in costante cambiamento, che impone alle biblioteche, per offrire servizi davvero rilevanti per i nuovi cittadini, di confrontarsi con elementi finora ritenuti estranei, quali l'appartenenza etnico-religiosa, le abitudini culturali e i comportamenti sociali diversi, la capac
Collective Conversations è il nome di un progetto di audience development del Manchester Museum (www.museum.manchester.ac.uk), attivo dal 2004, che consiste nel "filmare gli incontri di alcune persone con oggetti appartenenti alle collezioni del Museo".
Per "mobilità internazionale" di artisti e operatori culturali si intende, in generale, la possibilità di lavorare in un paese diverso da quello di residenza abituale; a seconda del settore di attività e del tipo di professionalità - e a seconda che si tratti di singoli artisti/operatori o di compagnie, festival o gruppi - vi sono naturalmente situazioni, esigenze, ostacoli e opportunità diversi.
"Il secolo del disco è finito", recita il sottotitolo, anticipando l'argomento dei primi capitoli. Dopo una breve introduzione, l'autore ripercorre infatti l'evoluzione degli strumenti per la registrazione e il riascolto della musica, dai primi fonografi all'iPod, evidenziando la perdita di valore e di sacralità dei supporti, il passaggio del dominio della copia nelle mani dell'utente e le profonde modifiche avvenute nei comportamenti di fruizione.
Oggetto del bel libro di Remo Bassetti è la strategia di marketing che classifica gli individui in gruppi omogenei (target) e, studiati i gusti e gli interessi di ciascun gruppo, propone prodotti e servizi che ne soddisfino le esigenze.
Tra i parametri generalmente utilizzati per la segmentazione del pubblico dei musei, brilla per la sua assenza la provenienza geografica dei soggetti, dato che, in una realtà sfaccettata e in continua evoluzione come quella torinese, non sembra più poter essere trascurato quando si considerino le caratteristiche socio - anagrafiche che influenzano i consumi, anche culturali, della popolazione.